lunedì 6 luglio 2009

Proposta di pace 2009 -


Anche quest'anno, in occasione dell'anniversario della fondazione della Soka Gakkai Internazionale, il 26 gennaio Daisaku Ikeda ha presentato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite una Proposta di pace che offre una lettura profonda e lungimirante della situazione globale attuale, fornendo la chiave di interpretazione e i metodi concreti per affrontarne e risolverne i mali principali.Innanzitutto viene analizzata la crisi finanziaria in corso, che affonda le radici nel patologico culto per il denaro, per la valuta astratta che ha perso ogni legame con l'economia reale.E proprio lo "spirito di astrazione", il meccanismo distruttivo che porta a considerare persone e fenomeni senza tenere conto della realtà concreta, è visto come causa della guerra e della mal riposta fiducia assoluta, da parte della società contemporanea, nella libera competizione e nel mercato. Ikeda propone un nuovo paradigma in grado di unire le energie competitive e gli interessi comuni: la "competizione umanitaria", che privilegia l'influenza morale sulla forza militare e politica. Per risolvere i suoi problemi l'umanità deve agire in base a una visione condivisa sulle questioni principali - ambiente, sviluppo, disarmo nucleare - che utilizzi la competizione umanitaria come strumento per creare una comunità globale capace di coesistere pacificamente.Solo dal dialogo, che non segue mai schemi prestabiliti e va oltre le definizioni arbitrarie e superficiali, può nascere il nuovo.
Tratto da Buddismo e Società n. 134

Divenire digitali:riflessioni ed esperienze sul mutamento antropologico in atto.

E' uscito il numero 62 di Formare, una collana curata da Antonio Calvani, intitolato "Divenire digitali: riflessioni ed esperienze sul mutamento antropologico in atto", si tratta di un articolo molto interessante scritto da Maria Grazia Fiore. Anch'io come altri colleghi ho potuto dare il mio piccolo contributo che riporto di seguito. Ringrazio Maria Grazia per questa opportunità e invito tutti ad una lettura approfondita dello stesso.

Buono/cattivo, bello/brutto, angelo/demone, inferno/paradiso, bianco/nero,digital natives/digital immigrants.
La vita è piena di contrapposizioni, di distinzioni arbitrarie e inutili, l’uomo tende sempre a distinguere, a separare, a dividere in categorie, settori, ambiti, forse tutto ciò gli dà sicurezza, gli sembra di poter tenere tutto sotto controllo. Siamo talmente abituati a tali meccanismi cerebrali, che tutto scatta automaticamente per cui adesso l’ultima dicotomia del momento è nativi digitali/immigrati digitali.
Ma tutto ciò a cosa serve? È veramente utile a qualcosa? E quando poi ci rendiamo conto che non esistono distinzioni nette e precise tra noi e l’ambiente, tra noi e gli altri, tra i nativi e gli immigrati digitali, c’è da riflettere.
Oggi si parla sempre più di connettivismo, inteso come integrazione di informazioni casuali (caos), abilità di creare nessi tra conoscenze pregresse (network) e teorie complesse. Questo processo di connessione tra elementi avviene all’esterno del soggetto che apprende , in un ambiente in grado di generare conoscenza e interazioni, per esempio un database o un’organizzazione. Il punto di partenza è sempre il soggetto, la cui personale conoscenza inserita nella ‘rete’ genera nuova conoscenza. Quindi la conoscenza non è più acquisita in maniera sequenziale o esclusivamente in contesti formali, ma anche attraverso canali informali e non formali. Attraverso la rete delle nostre connessioni costruiamo il nostro PLE, il web ci aiuta in questo, ma ciò non è sufficiente, non si tratta di qualcosa esclusivamente digitale, ma di una nuova forma del pensiero, le connessioni esistono dappertutto e solo adesso l’uomo ne prende consapevolezza, perché è esploso il fenomeno internet.
Insegno inglese su 9 classi di scuola primaria, ho quindi 188 alunni da seguire dalla prima alla quinta classe, credo si tratti di un campione abbastanza interessante di nativi digitali, a proposito: ma chi sono questi nativi? I miei alunni raramente adoperano il computer, quando con le classi quarte e quinte mi reco in aula informatica per svolgere alcune attività con il pc, non ho proprio la sensazione di essere di fronte ai cosiddetti ‘nativi digitali’; per quella che è la mia esperienza, la maggior parte degli alunni nell’età compresa fra i 6 e i 10 anni non usa né il computer, né altri sistemi di comunicazione digitale. Il fenomeno dei nativi potrebbe dunque presentarsi nelle fasce d’età successive cioè dai 12 anni in poi.
Alla ricerca dei nativi digitali perduti, mi è capitato di riflettere sul mio percorso personale: io, figlia di Gutenberg, innamorata dei testi letterari fin da bambina, tanto che il mio sogno più grande era possedere un’ enorme biblioteca, adesso se mi occorre un’informazione di qualsiasi genere, non vado a consultare la mia libreria personale, ma apro google, il mio pc è quasi sempre connesso e mi consente uno spazio enorme di conoscenze e di contatti, ma non è stato sempre così. La prima volta che mi è capitato di navigare sulla rete ho provato un profondo senso di smarrimento, tutte queste pagine che si aprivano, incastrate l’una all’altra, un senso di spaesamento misto ad una profonda curiosità, entravo in un sito con un obiettivo ben preciso e attraverso numerosi link mi vedevo catapultata in infiniti sentieri e meandri da cui non sapevo più come uscire, non riuscivo a tornare indietro: tutto ciò succedeva nel lontano 2000. Questa particolare sensazione di smarrimento mi porta a parlare di “capacità negativa della mente”, di cui ho già trattato nel mio blog, ecco il testo:
La recentissima esperienza di realizzare il mio primo filmato, mi ha fatto venire in mente le parole di Giorgio Blandini e Bartolomea Granieri. Questi due psicologi dell'università di Torino, riprendono il pensiero di W.R. Bion(1897-1979), quest'ultimo ha elaborato un modello della mente secondo cui non esiste dualismo tra processi somatici e psichici, ipotizza una forma di elaborazione precoce dell'esperienza in cui non esiste ancora un dualismo tra somatico e psichico,nè tra sè e l'altro, che caratterizzerebbe la mente come originariamente gruppale. Tale livello, definito proto-mentale, resta attivo in tutto il corso della vita. Secondo Blandino e Granieri dunque l'apprendimento comporta l'accogliere dentro di sè ciò che è ancora sconosciuto, ma "ciò che ancora non si conosce è qualcosa di informe e non mentale, che dà angoscia e che non sempre la mente (anche quella dell'adulto) è in grado di tollerare dentro di sè"(Blandino e Granieri,1995). L'angoscia è data dal sentimento di incertezza e dal timore di scontrarsi con la propria inadeguatezza e con i propri limiti, nonchè dalla necessità di rimettere in discussione le proprie conoscenze. In un processo di apprendimento il confronto con il nuovo implica emozioni contrastanti: da un lato si prova paura, ansia, senso di inadeguatezza; dall'altro curiosità, sorpresa e voglia di sperimentare il nuovo. Tale processo avviene nel tempo con momenti di insoddisfazione che si alternano ad altri di riuscita e conquista. E' come una sorta di dolore mentale dell'apprendere che viene definita dai nostri autori "capacità negativa della mente", intesa come possibilità di integrare affetti e pensieri contraddittori,di saper gestire emozioni e giudizi conflittuali per arrivare a una nuova organizzazione di sè. Mentre l'adulto possiede la "capacità negativa della mente", il bambino deve ancora acquisirla, ecco perchè ha bisogno della mente adulta che lo sostenga. Se l'insegnante sostiene in sè stesso e nei suoi studenti la possibilità di apprendere nuovi contenuti e abilità, superando le difficoltà e le fatiche insite nell'apprendimento stesso e aumentando la disponibilità verso apprendimenti futuri, gli alunni acquisiranno a loro volta la loro "capacità negativa".
Adesso, dopo un triennio universitario on line, non poteva esserci migliore conclusione che un corso di editing multimediale dove, oltre a realizzare materiale digitale, io ho risentito fortissime le connessioni con un gruppo di lavoro e con un professore che ha saputo lasciare un segno importante nella mia formazione.
Mentre ogni nuovo successo mi spinge a continuare l’esplorazione del mondo digitale e non, ogni nuova sfida ripresenta nuovamente l’angoscia, ma non è più l’angoscia iniziale, quella dei primi anni al pc, è assolutamente diversa, sempre più gestibile perché sempre più conosciuta, imparo a conoscere mè stessa, i miei limiti e le mie possibilità che sono infinite, come le infinite connessioni. La rete mi consente di esplorare continuamente, mi sottopone all’imprevisto e questo ‘allenamento’ ha ridotto le mie paure di fronte al nuovo.
Tutto ciò avrei potuto realizzarlo anche solo con i libri? Non lo so, comunque non credo, perché il libro, al di là dei numerosi sentieri mentali a cui certamente mi può portare, rappresenta sempre un percorso più sicuro, tranquillo e lineare.
In definitiva io credo che il vero fenomeno del momento siamo noi, noi nativi analogici diventati digitali, noi che abbiamo vissuto entrambe le esperienze, che abbiamo conosciuto sulla nostra pelle la sofferenza dell’apprendere. Ma soprattutto noi studenti dell’università IUL che siamo anche docenti in servizio!
E’ questo il punto chiave: chi siamo noi veramente? Tutto ciò a mio avviso dimostra che solo lo sforzo costante e determinato di ogni giorno può portare al miglioramento personale, avere fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità, credo sia la strada vincente per aprirsi al mondo e quindi ad ogni nuova occasione di apprendimento. Tutto ciò non proviene dalla rete, è già dentro di noi, il digitale ci consente solo di poter esprimere ciò che siamo, la rete libera la nostra creatività repressa e imbrigliata dalla trasmissione unidirezionale dei saperi.

lunedì 29 giugno 2009

E' FATTA!


Oggi ho dato l'ultimo esame: 'Politiche della formazione'.
Non ci posso credere, ho dato tutti gli esami, ho finito, mi attende l'ultimo momento, quello della tesi e poi sarò laureata in Scienze della Formazione, non mi sembra vero, ma ci sono riuscita.
Sono già passati tre anni, invece mi sembra ieri. Dobbiamo dare il giusto valore al tempo, il tempo è l'unica cosa di veramente prezioso che possediamo (intendo il tempo della nostra vita), più prezioso dell'oro e di qualsiasi altro avere. Corriamo sempre a dx e sx, il tempo sfugge e ci sembra sempre di non averne abbastanza. Adesso io dopo questi tre anni di sacrifici, nottate, fine settimana trascorsi sui libri invece che andar fuori, voglio nuovamente riappropriarmi del mio tempo.
Ringrazio i miei figli, tre splendidi, meravigliosi figli che hanno avuto tanta pazienza con la loro mamma, ringrazio Luigina e Michela, due colleghe che mi sono state vicine in tante occasioni e a cui devo parte del mio successo.Ma anche tutti i colleghi che ho conosciuto alla IUL..........

lunedì 8 giugno 2009

Learning Object

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domenica 7 giugno 2009

Coinvolgimi o fammi arrabbiare

Mark Prensky,“Coinvolgimi o fammi arrabbiare” Mark Prensky,“Coinvolgimi o fammi arrabbiare” nilocram Mark Prensky,“Coinvolgimi o fammi arrabbiare” Che cosa chiedono gli studenti di oggi?

sabato 30 maggio 2009

NOVITA' IMPORTANTE: GOOGLE WAVE

INTERNET
Google Wave, tutto il gruppo
in una sola schermata
Presentata a San Francisco una rivoluzionaria applicazione open source. "Le comunicazioni sul web sono ferme da dieci anni". Posta, video e chat in un'unica finestra. E gli sviluppatori... di PAOLO PONTONIERE .

Il futuro della comunicazione online? Un'esperienza totale. Almeno su questo scommettono i cervelloni di Google. Alla Conferenza annuale di San Francisco è stato presentato Wave, un nuovo strumento per comunicare nell'universo digitale. A detta dei programmatori della casa di Mountain View, è destinato a sostituire le e-mail e a rivoluzionare la maniera in cui lavoriamo.

Creato, con l'aiuto di un manipolo di sviluppatori dell'ufficio di Sidney, dai due programmatori ai quali si deve Google Map, Wave è un ibrido che raccoglie in una sola schermata le e-mail, gli instant message, e tutte le soluzioni esistenti per il video e l'audio sharing. Usando Wave i webnauti possono scambiarsi testi, immagini, video, musica e conversare, il tutto in tempo reale e lo possono fare in una situazione di gruppo avendo inotre la possibilità (come si fa con un registratore) di riavvolgere la conversazione - anche a distanza di giorni - e vedere quello che è stato discusso e casomai aggiungere dei nuovi contenuti o apportare delle modifiche a quelli già pubblicati.
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Google definisce questo nuovo tipo di comunicazione collaborative conversation stream, flusso di conversazione collettiva.

Concepito per facilitare il lavoro di gruppo e permettere ai sviluppatori sparsi per il mondo di collaborare su progetti comuni, Google Wave è disarmante per la sua semplicità, per utilizzarlo basta in pratica aprire una finesta nell'apposita applicazione e aggiungerci la posta elettronica delle persone con le quali si intende collaborare o conversare. Una volta invitate queste possono cominciare a caricare messaggi, foto, video, filmati: il materiale diventa visibile nel momento stesso in cui viene caricato e può essere modificato - pure questa azione in tempo reale - da uno qualsiasi dei conversanti.


La nuova applicazione sarà disponibile al pubblico a partire dai prossimi mesi. Intanto per invogliare i programmatori calati su San Francisco da tutto il mondo a sperimentare il nuovo strumento, Google ha messo a disposizione dei convenuti la nuova versione, il G2, del suo Google-phone e il nuovo sistema operativo Android 1.5.

"Le comunicazioni sul web sono ferme al secolo scorso", ha dichiarato Lars Rasmussen, che col fratello Jen aveva creato Google Map quando ancora lavorava a Where 2 Tech (che fu poi acquistata da Google), "Con Jen avevamo cominciato a discutere già un paio di anni fa di come sarebbero state le e-mail del futuro e ci rendemmo conto che non c'era ragione di mantere le conversazioni testuali separate dai video, dagli audio e dalle immagini".

E per trovare una soluzione a questa separazione i due fratelli hanno fatto un ritorno al futuro, creando quello che gli osservatori definiscono una bacheca elettronica (di quelle degli inizi del web), potenziata. Una soluzione che è un po' Twitter, un po' Friendfeed e un po' Facebook avvolti tutti in un solo contenitore.
Secondo Rasmussen, anche se l'applicazione adatta deve essere ancora sviluppata, Wave finirà col colmare il divario che corre oggi tra le comunicazioni che gli utenti internet realizzano nel mondo bidimensionale delle chat room e delle poste elettroniche e le conversazioni tridimensionali che hanno luogo nell'universo del social networking.

Certo molto dipende dagli sviluppatori, ha sottolineato Rasmussen, e proprio per questo oltre a farne un open source, Google ha offerto immediatamente i codici per la programmazione del nuovo strumento ai partecipanti alla conferenza, quelli che invece se ne sono restati a casa possono cominciare a sperimentare il software recandosi sul sito di Google.

"Il successo di Wave dipende dalla reazione degli sviluppatori", ha infatti affermato Rasmussen. E se la reazione dei presenti a San Francisco è stata positiva, quella dei media presenti in sala è stata addirittura entusiastica. Dalla Cnn , a FastCompany, da PC Magazine al San Francisco Chronicle hanno tutti salutato Wave come lo strumento che finirà col relegare le e-mail e le comunicazioni settorializzate al dimenticatoio della storia.

Google prevede che gli sviluppatori studieranno tre tipi di progetti usando Wave. Uno sarà quello di trasformarlo in un portale d'entrata ai vari social network, l'altro quello di creare un nuovo tipo di comunicazione On The Road, dove la conversazione si trasforma in flusso continuo e ininterrotto di sensazioni, sentimenti, parole, suoni e immagini e il terzo è quello di trasformarlo in uno strumento per la collaborazione produttiva a distanza. Ed è proprio da questo ambito che potrebbero arrivare le sorprese più interessanti, perché secondo Rasmussen sarà proprio facendo ricorso all'intelligenza collettiva che Google sarà in grado di produrre nuove forme di comunicazioni digitale che si avvantaggiano delle capacità dei computer moderni piuttosto che imitare forme di comunicazioni antiquate come le lettere e il telefono.

mercoledì 27 maggio 2009